l tuo corpo provocante, non perché lasci intravedere nudità, ma in quanto somma di elementi somatici, nulli, vuoti, spogli, senza forma, ma proprio per questo eccitanti, in quanto specchio delle mie brame represse.
La tua assenza diventa carne della mia carne. E il sangue vino (o viceversa) su quell’altare letto a memoria che ha declamato le nostre perversioni. Il mio desiderio di trascendere viene affossato, scivolando via via verso il consenso tuo che è passione. La tua cecità resta nel fatto del non sapere se desidero trascendere nel tuo corpo o banalmente usarlo. Gli inganni in amore sono possibili perché la mia carne è tutt’uno col suo desiderio e non ci sarebbe desiderio se a questo corpo tu non prestassi la tua carne.
Man mano che discendo nella passione il desiderio diventa complice, al mio corpo non basta più attendere la tua visione ma anche e soprattutto una prova della sua esistenza, come corpo desiderato da altri.