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Tutti mi chiamano Jack Tormenta, una volta avevo un nome ordinario ma poi l'ho buttato via. Ho avuto un'infanzia che a saperla raccontare si farebbero bei quattrini, però c’è già Tarantino con le sue balle ed alla vita vera non crede più nessuno. Del resto ormai mi sono abituato alla melma e mi spiacerebbe ripulirmi. Iniziai a capire che la vita mi stava andando di traverso quando il mio primo amore mi fu portato via. O forse fu lei ad andarsene? Boh, comunque il risultato non cambia: io ho la gastrite, lei no.
La prima volta che mi sono ubriacato è stato dopo aver scoperto che la mia fidanzatina, pur avendo solo dodici anni, amava partecipare a festini a base di sessodrogaerockenroll, organizzati dal circolo “vizioso” per anziani. Proprio di fronte la chiesa del paese.
Alla luce del sole era un ritrovo gradevole per innocui pensionati, potevi trovarci cavalieri del lavoro, medaglie al valore dell'ultima guerra, vecchi saggi, tutte brave persone... alla luce.
Ma nell'oscurità delle tapparelle calate...
Un mio amico mi mise al corrente della cosa ed io corsi subito nella sede dell'allegra brigata di anziani, dove, con mio sommo stupore, trovai Daniela, così si chiamava il mio dolce amore, in compagnia di quindici ultrasettantenni.
- O mia bella, ti salverò io dagli artigli di questi marrani. Ehi tu brutto porco, levale le mani di dosso!
Si girarono in quindici e insieme bofonchiarono sorpresi:
- Mani?
Io replicai:
- Vabbé, si fa per dire!
La mia piccola principessina, colpita da cotanto ardire, si sfilò da tutte le protuberanze carnose che la intrappolavano e, svincolandosi da intrecci mai visti, corse tra le mie braccia.
Mi guardò negli occhi, nei suoi una strana luce, e disse:
- Frà, non è come pensi tu... stavamo solo girando un documentario per l'infanzia, quello con la telecamera è mio nonno e questi suoi simpatici amici mi stavano solo facendo fare cavalluccio. Ti amo.
- Ok, amor mio, ti credo, mi fido di te, e quindi vi lascio fare, continuate pure. Ti amo anch'io.
Quarantacinque secondi dopo capii come stavano davvero le cose. Una lacrima, sola una, scese ad inumidire le mie labbra. Entrai nel bar Centrale ed ordinai il mio primo bicchiere di whiskey…
Peppe, il barista, un omaccione enorme, mise un goccio di alcol in un bicchiere d’acqua, lo mandai giù tutto d’un fiato, poi Peppe mi strinse forte.
Non avevo compiuto 14 anni ed avevo già qualcosa da dimenticare…
Ho tirato avanti fino a 42 anni, imponendomi un minimo di disciplina e autocontrollo.
Ma ogni volta è davvero dura.
Ci sono pomeriggi, come questo, dove tutte le cose che NON dovrei fare saltano fuori insieme:
- Bere fino allo stordimento
- Ingozzarmi di Lorazepam
- Sbloccare qualche contatto msn
- Mandare un email, in alternativa un sms, strappalacrime, nella speranza che…
- Ammazzare un uomo, uno qualunque
E soffoco voglie, le soffoco tutte, pensando ancora al mio primo amore e a tanti “SE”:
- Se quel giorno non avessi incontrato il mio amico…
- Se non fossi mai stato il fidanzatino di Daniela…
- Se non avessi visto nulla…
- Se… Se… Se…
…oggi sarei un uomo diverso. Avrei fiducia nelle donne, non immaginerei orge ogni volta che queste sono lontane da me… forse, sarei più felice. Se solo quel giorno non fosse mai stato.
Le donne, tra le varie cose, sono fornite di un mistero (se vogliamo dargli un’aria romantica) o un’incongruenza (per essere realisti), che manda davvero fuori di testa noi uomini.
Potete trascorrere anni da single e nessuna vi caga, magari nelle loro testoline emancipate pensano «ma guarda ’sto sfigato… io a te?, mai!». Poi, un bel giorno, comunicate al mondo (in realtà basta che lo sappia una sola di loro) che qualcuna (santa donna) è in procinto di darvela (si capisce di cosa parliamo, vero?) e immediatamente si scatena un putiferio.
Prendono a telefonarvi femmine che non sentivate da anni per avere conferma del (lieto) evento. Che tu pensi «ma che carina, vorrà farmi gli auguri».
E invece NO!
«Sai, io con te ho commesso il più grande errore della mia vita, mi piacerebbe rivederti… giusto per un saluto» - Saluto? Ma non ci sentiamo da tre anni, proprio ora avverti l’impellenza di salutarmi?
E così una processione (sto enfatizzando) di femmine è finalmente disponibile ad immolare la propria figa sull’altare del mio cazzo.
Ma in tutti questi anni che m'ammazzavo di seghe, VOI… dov'eravate???
Ho provato a ragionare sul perché di questo comportamento eccentrico. In effetti non esiste una spiegazione univoca, di certo hanno di base l’idea «Se le altre non lo vogliono, ci sarà un motivo, perché devo prendermelo proprio io?», questo vale un po’ per tutte - ma fino ad un certo punto - ad esempio una ex dovrebbe conoscere bene i pregi e difetti di quello che ha perso. In questo caso nella ex si innesca una forma di gelosia/pentimento - «Ma forse ho commesso un errore a lasciarlo andare, e se l’altra trombasse meglio di me?» - Vogliono una riprova e sperano che il sesso fatto con loro sia stato segnato a caratteri cubitali negli annali della nostra storia, e tutte le altre donne siano soltanto un ripiego che non uguaglierà mai le loro vette.
Quando poi a provarci è la vicina sposata, la motivazione è semplicemente che non vuole rotture di palle col marito - «Lo riempio di corna ma, non voglio correre il rischio di rovinare il mio matrimonio, quindi solo se sei già innamorato/impegnato fai al caso mio».
Ora, siccome mentire non mi riesce tanto bene, sappiate che sono SINGLE, il mio presunto innamoramento è stato un FALSO ALLARME, avevo frainteso. Se mi volete, sono tutto vostro. Altrimenti vi tocca aspettare la prossima. Non garantisco quando potrà accadere nuovamente. Quindi, cogliete l’occasione, qui ed ora, tentate la sorte, in futuro potreste anche ricevere un 2 di Picche.
La curiosità è femmina, ma è anche me. Quando tutto non torna, ed è palese che dei pezzetti di verità sono stati artefatti, scatta un patologico bisogno di completare il mosaico. E non perché alla fine mi spetta una ricompensa o potrò decorarci qualche parete vuota. E’ una pulsione, un lieve fastidio, che non si calma finché non metto tutto in ordine.
Siamo figli della privacy. Finalmente. Ora non abbiamo remore a mostrare a tutti parti del nostro corpo, anche le più intime. C’è la privacy. Ci esponiamo dicendo al mondo dei nostri sentimenti, parliamo con libertà dei nostri pensieri più estremi o delle nostre tendenze sessuali. Ma diventiamo pudichi quando si tratta di comunicare a qualcuno, di cui a parole ci fidiamo, una cosa banale come nome e cognome.
Oramai siamo il nick che interpretiamo. Dobbiamo proteggere, non si sa bene fino a che punto, la nostra intimità anagrafica e lasciamo in pasto ai cani il nostro vero «Io».
Per tutelare le nostre virtù basta ribattezzarsi nell’acquasantiera dei nickname e cominciare ad omettere ogni cosa che possa far risalire a noi. Omissione su omissione, si finisce per creare il profilo di un Giano Plurifronte senza neppure rendersene conto.
E magari ci troviamo a far sesso tra consanguinei, perché così presi a tutelarci, che quando arriva il momento delle presentazioni, al nickname seguirà il nicksurname, il nickage… ecc.
Dopo questa disquisizione non posso che coerentemente fare coming out: piacere, il mio nome è Francesco Boccia.
p.s. il figo della foto inclusa in questo articolo NON è Francesco Boccia, ma vuole essere soltanto un esempio di come sarebbe potuto essere il fondoschiena del sottoscritto se invece di mangiare e bere come un porco e fare vita sedentaria si fosse curato un po' di più.
Da quanto tempo non vi capita di vedere una coppia che vi faccia venire il desiderio di essere come loro? Escludete dalla vostra ricerca le coppie anziane o quelle ancora annebbiate dall’innamoramento, quello che rimane è, spesso, raccapricciante.
Dicevo di escludere le coppie di una certa età perché i loro caratteri si sono plasmati vicendevolmente o almeno hanno fatto del compromesso il loro precetto cardine. Escludete anche i neo innamorati, non fanno testo, vivono da allucinati, in un mondo artefatto dalle droghe amorose.
Cominciate a sfogliare l'archivio delle coppie che corrispondono ai requisiti. Il risultato è a dir poco agghiacciante: tradimenti; insulti; insoddisfazione; malessere; rassegnazione; menzogne.
Quando due infelicità si uniscono il risultato non è una semplice addizione matematica, ma una moltiplicazione portata all’ennesima potenza. Queste due persone, prese singolarmente, possono anche essere meravigliose, piacevoli, ma provate ad unirle e si ritrasformano in una mostruosità.
Eppure molte donne single, anche quelle con una vita piena e appagante, non riescono a sottrarsi all’istinto biologico della procreazione (a dire il vero anche l’uomo avverte lo stesso desiderio, forse con un intensità meno pressante).
Per cui, la donna, in genere, quando raggiunge i 35 anni, spesso è tormentata da questa scadenza che intende assolutamente assolvere: avere almeno un figlio. Più il termine ultimo si avvicina e più la scelta sarà impulsiva. E’ come quando in tempo di saldi, migliaia di mani afferrano le prime cose che capitano, non conta la taglia, il colore, il modello, l’importante è comprare qualcosa col 60% di sconto prima che finisca tutto.
Quale sarà il risultato di queste unioni benedette dall’orologio biologico?
E le nuove generazioni, quelle cresciute in famiglie moderne senza amore, una volta adulte, come si comporteranno? Si dice che i figli saranno l’opposto dei genitori, ma non avendo mai avuto un esempio di coppia potranno davvero esserlo? Oppure il nostro destino a due sarà organizzato da consulenti, psicologi, che, con litri di supercolla e speciali antidepressivi per coppie, terranno unite queste mostruosità siamesi?
Il problema è che la voglia di coppia rimane, la speranza pure, ma certamente resta una fortissima illusione che ci porta ad esclamare convinti: «Noi saremo diversi da loro».