keywords - un mondo disegnato con le dita
 
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26/03/2006
in cerca di

Perché si può scegliere tra quaranta carte, asso di bastoni, fante di spade, e fare un gioco aggrovigliato.

Si può sognare reciprochi scampoli di pelle, si può desiderare di portare avanti il sogno, spezzettarlo, tagliarlo sottile come fette di salame, ma tenerlo là: desiderio.

Oppure si può mischiare l'anima alla carne, cercare nudità, ottenere umori, stringere i fianchi, andare avanti: reciproca verifica di attributi sessuali ed uniche morfologie di marmoree soffici creature.

Tutto questo cos'è? amore o capperi o passione d'anima o di corpo. Ma per dirti ciò, pur sempre t'amo, in un modo che non so, in un silenzio che mi si pone innanzi, in una tenace passione distruttiva. E siamo in un fuori tempo, cazzo. Ed in un modo in cui non vorrei sentir risposta, ne fretta.

Per chi vuol esser braccato lieto sia. Ma io necessito di libertà, specie ora da dietro a questa grata.

E ti prego di volermi bene per quello che oggi sono, di desiderarmi se ne hai pulsione ma di non dimenticarmi per la lettura della sensibile indifferente pigrizia.

Sono inzuppato nella fragilità. Ne sono prigioniero in cerca di.

Postato da: keywords alle 10:24 | link | commenti (41)   

18/03/2006
Gravido di te

Mi avvolgo nel pensiero di te, me lo raggomitolo dentro come un embrione, fragile, da nutrire, gli offro, a questo pensiero fatto a spigoli, un piccolo mondo sferico come un utero rivestito di muschio e felci, e lì lo cullo, mentre mi lacera e m’invade le fibre già dilaniate, e che spasimano per tenerlo senza soffocarlo, ma con pacata abitudine al sacrificio si adattano ogni istante alla sua inquietudine, a quei sussulti inattesi provocati dal movimento inesorabile degli incubi.
Se sapessero le mie viscere partorirti altrove, lontano da questo tempo dove ti è toccato il numeretto sbagliato, in quell’isola dove ho smarrito per sempre, credo, la libertà della mia mente a nuotare in una laguna e a nutrirsi unicamente di sole, e se riuscissi a cambiare i rumori che adesso stridono tutt’intorno come torture a occupare un silenzio di tenerezza, di assoluto, se tu entrassi in me e io in te come l'acqua che passa anche sotto le soglie delle porte sprangate e bagna inarrestabile la terra custodita dagli uomini che la temono, se dopo il buio in cui ti cresco e in cui mi apparto ci assicurassero una linea di aurora laggiù in fondo, da arrivarci a piedi, senz'altro aiuto che la speranza di raggiungerla prima di riperderla...

Torno ad avvolgermi nel pensiero di te e, non ancora stanco, lo accarezzo.

Tu dormi. Dormi, ancora un po'.

Postato da: keywords alle 10:25 | link | commenti (16)   

15/03/2006
Lasciatela stare

Piccolina è malata.
Non mangia nulla, non cucina le sue crostate di mele e cannella, nemmeno vino beve più, quello che le profumava la bocca di semplice momentanea follia.
Non legge, o se legge non capisce se le piace.
Non scrive, e questo la ammala ancora di più.
Le parole le attraversano la mente in fila senza una meta, nulla le tiene collegate, nulla le ravvicina, ne fa collane di frasi, arabeschi di sogni, ombre di memorie sussurrate e condivise.
Lo schermo è bianco, specchio del suo viso con la febbre negli occhi, le rughe nuove di una ragazza vecchia, i capelli avvinghiati dalle dita smagrite.
Andatela a trovare, la sua casa è la più silenziosa della via.
La porta si aprirà solo con un tocco, perché i ladri vi sono già entrati.
Sugli scaffali tra i libri, sui cuscini del salotto, sopra il pianoforte muto, troverete le sue bambole avvolte in mondi di plastica, occhi a fessura affondati nei capelli folti, immobili guardiane del sonno.
Andatela a trovare, non si alzerà per voi ma non si negherà.
E' lì, sotto quel vecchio plaid, e accanto uno sgabello con una matita e degli occhiali che vedono a rovescio.
Portatele poesie, storie di mare, un cerino per fare un po' di fuoco.
Portatele dei sassi, e incidete le vostre iniziali; le riconoscerà tutte, vene sarà grata anche se non lo dirà.

Lasciatela star male per un po', Piccolina.

Postato da: keywords alle 09:55 | link | commenti (6)   

08/03/2006
nato da te

Per mano, vieni. Ecco, così. Non ti farà male, qui non c'è più nessuno a gridare.
Dimmi solo cosa senti, quello che senti sulla tua pelle, non quello che credi di vedere con gli occhi. Non ti servono, ora, gli occhi. Lasciati andare, non distrarti. E' fatica.
Cos'hai sotto i piedi? Cosa ascolti con la pianta dei piedi? Erba? Vuoi che sia erba? Quella di marzo che sfiora come peluria di bambino o quella d'agosto che punge forte come paglia? Quella che ascolti è.
E l'aria che attraversi con le gambe, con le braccia, come la annusi? La tocchi verde di bosco o dolciastra di sabbia o aguzza di fienile? Come la tocchi è.
No, non guardare, fidati di te.
Questo che ti inonda le labbra cosa vuoi che sia, rossa frutta matura oppure il fiero sale dell'amore? E' tuo così come lo cerchi, e ti passa nel sangue senza pena.
Con mani innamorate dai forma a una forma, creala tu, una sfera di marmo o cristallo o sapone, un cubo di ghiaccio che esala limone e fragola; crea la tua creatura e dalle un nome a caso. Sarà giusto, non angustiarti. Sarà il suo perché sarà il tuo.
Gira gira gira, occhi bendati dalla certezza del vago, gira gira gira, è la giostra di paese, è la culla della mamma, è l'aereo che si avvita e viene giù viene giù viene giù, plana felice sui cuscini fradici di temporale di mezz'estate, che oggi è il primo giorno inventato, volato, nato da te.

Postato da: keywords alle 16:27 | link | commenti (22)