Sapete quando uno si accorge di parlare ai fantasmi. Ché poi ti vengono i dubbi sulle tue capacità comunicative… invece è proprio così, insomma, ognuno capisce quel che vuol capire, non quello che tu vuoi far capire.
Chissà se avete capito.
Cuore aperto?
Non lo so fino a che punto, do illusioni, ascolto e coloro particolari non miei, fornendo la mia personale interpretazione.
Ma se i colori si fanno solo bianchi o neri ci sono le notti di luna, come nel fantasma di canterville, dove il fantasma rubava poco a poco i colori alla protagonista per ridipingere il tappeto di sangue, prima rosso, poi arancione, poi di ogni colore lasciando a lei solo il bianco e il nero.
Colorare i dettagli in un mondo così poco attento ai dettagli ma attento all'impatto, al saper vendere mi sembra poca cosa.
Ma oramai il mio lavoro è anche questo, girare attimi sotto la mia interpretazione, che non è la verità ma solo un piccolo punto di vista.
Tanto un ombra è tale solo per chi la vuole vedere e alla fine di questo delirio voglio dire una sola cosa... tutto appare, ma non è detto che sia.
Ho sempre sognato di dirlo: « quando scopri di voler passare il resto della tua vita con una persona vuoi che il resto della vita cominci il più presto possibile» (Harry ti presento Sally)
Però senza accorgermene l’ho detto…
insomma non c’ho bisogno di rubare parole dai film… è che è davvero vero…
Ho sempre sognato di dirlo: «Babe, I'm on fire»…
Eggià, stavolta che mi trovo sul fuoco, seriamente, insomma… ecco, stranamente la simil bel-tenebrosità perde ogni fascino.
Sento solo le ustioni e la puzza di carne bruciata…
vabbè... Babe, volevo farmi mangiare al sangue… e invece…
Quando la morte è nata pesava poco, aveva occhi e bocca grandi, come tutti i cuccioli.
L’hai presa tra le braccia, stretta, protetta, è un istinto non puoi sapere, lo segui e basta.
Poi ha cominciato a succhiarti dal seno, a morderti i capezzoli, «è l’istinto», pensavi, l’hai lasciata fare.
Sta crescendo, ha preso il tuo posto, ti ha spostato, mettendoti nel luogo sbagliato, e tu pensi «è l’istinto».
Mangi minestrine fredde condite da gocce di lacrime e ossa grattugiate.
Strofini lo straccio sul viso per togliere il solletico delle ragnatele.
Intanto il suo odore invade ogni stanza. Scorazza su ruote cigolanti.
Qualcosa brucia una nebbia di sangue, ovatta scarlatta che attenua, «è un istinto» pensi, lo segui, lasci bruciare.
Al chiodo c’è un quadro di Gesù, pensi che le troppe cacche di mosca gli impediscano di vedere quello che sta accadendo, allora passi lo straccio pure sui suoi occhi foderati da schegge di vetro sottile, è un istinto sperare, pensi, lo fai.
Senza nome, finisci inchiodato sulle traverse dei binari, in centinaia ti viaggiano sopra, nessuno si accorge di nulla.
Dal culo esali il tuo ultimo alito fetido.
E non c’hai neppure il tempo di…
In questi giorni sto frequentando un bimbo di 9 anni. Un tipetto molto intelligente. Roba che diresti che è un nano, o qualcosa del genere.
In realtà, dopo un po’ che ci parli, ti accorgi che c’è una zona totalmente incontaminata nei suoi «grandi» pensieri e ti levi ogni dubbio sull’anagrafica.
E’ quasi un genio, Oskar, così si chiama, Oskar con la K. Ed è molto bravo ad inventare cose.
Mi ha fatto ricordare di quando avevo la sua età e della mia passione per le invenzioni.
Stanotte, dato che ero un po’ felice e non prendevo sonno, ci pensavo, cercavo di ricordarne qualcuna…
Tra i 7 e i 11 anni avrò inventato:
a) tantissime macchine a moto perpetuo, nella mia fantasia, negli schizzi e nei disegni che facevo, funzionavano tutte, solo che poi quando provavo a realizzarle qualcosa andava storto. Si chiamava attrito il mostro che mi boicottava (lo scoprirò anni dopo);
b) le scarpe per camminare sull’acqua. Dei grossi sci fatti di polistirolo, uno legato all’altro con una corda che serviva ad evitare che le gambe scivolassero per fatti loro;
c) l’antieruzioni. Un sistema molto semplice per evitare che il Vesuvio eruttasse, consisteva in una grossa pompa che convogliava tutte le fogne all’interno del cono vulcanico in modo da spegnere i “fuochi”;
d) …. ora non me ne vengono più in mente… vabbè, ci penso.
Sono d’accordo che a casa sua uno fa quello che vuole, però… eccheccazzo, insomma, chi va a dire alla vecchia che ha deciso di prendere il sole integrale sul terrazzo di fronte che rovina la bellezza del golfo? Chi le spiega che in ufficio, per fumare, devo per forza uscire in terrazzo???
… per favore, un volontario.
(c’ha la zona pilifera inguinale particolarmente estesa)
Brutto fatto la fuga dei cervelli, soprattutto quando a fuggire è l’agglomerato neurotico del sottoscritto.
Spero per lui che abbia almeno scelto un luogo fresco. Un posto all’ombra e ventilato. Magari sotto una palma.
Lo immagino, il mio cervello, seduto su di una mini-sdraio, con un ombrellino da cocktail per ripararsi dagli Uva, mentre due o tre encefale in topless gli sculettano davanti un po’ di materia grigia soda e abbronzata.
Eggià, il mio cervello è partito del tutto…
Il resto lo seguirà entro breve.
sta nascendo una certa intimità tra di noi.
Sei l'unica che mi commenta assiduamente...
che ne dici di "concretizzare"? 
Forse vi sembrerà assurdo, ma qui fa davvero caldo caldo, cioè roba da tenere l’aria condizionata accesa, ok, tra due giorni cominciano le «vacanze», due giorni ancora si possono tollerare.
Seguendo l’esempio di qualcuno, sto provando a stilare una lista di buoni propositi per queste quattro settimane di vuoto assoluto:
1) fare attività fisica (potrei andare a correre la mattina, sì sì… sarebbe salutare)
2) programmare il futuro (eggià, organizzare, pianificare. Ora che c’è tempo…)
3) socializzare/conoscere nuove persone (c’è qualche persona “sociale” su splinder che vuole socializzare con me?)
4) lavorare un po’ (giusto per non perdere l’abitudine)
5) non bere (riferito all’alcool)
6) mangiare tante verdurine (che così risolvo la stitichezza)
7) curare il giardino (uhm… senza esagerare, almeno un po’ d’acqua ogni tanto…)
8) abbronzarmi (ché magari i vampiri sono fuori moda)
9) …. ci sto pensando