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alex67 in Bondage, un lungo ab...
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24/06/2005
Lunghezze d'onda

Nella vita di un uomo c'è sempre una donna del mistero che si ferma poche ore e poi svanisce nel trama della vita, mai la sua. C'è sempre un gioco e qualcuno che bara. Un destino che è più furbo di tutti e riserva a se stesso l'ultimo inganno. C'è un eroe senza gloria, quello che fa la cosa giusta e in silenzio, che le cose giuste non hanno bisogno di essere annunciate.

Ci sono ancora racconti che assomigliano a sogni e un do ut des in cui a tratti la fortuna rimane nelle mani di uno soltanto, ché è un tipo che osa e viene premiato perché rompe tutti gli schemi, a patto che non ne sia consapevole.

Lo so. C'è stato un errore di sistema. Non era voluto, come del resto tutti gli errori di programmazione. Non c'è modo di tornare indietro e dire cose diverse, guardare con altri occhi, vivere di nuovo senza dipendenza o condizionamenti. Il danno resta. E' un buco nel cuore da cui fuggono tutti i pensieri che ho in comune con te.

Ora apri le porte di notte, entri senza annunciarti in una casa che riconosco come mia solo quando sogno, e hai i capelli lunghi e bagnati. A volte vieni solo per lavarti.
Hai capito bene: giri il rubinetto della doccia e stai lì, semplicemente, sotto il getto dell'acqua, in silenzio. Quando mi sveglio scrivo messaggi insensati. Tu non rispondi, perché io stesso ho smarrito il codice con cui parlarti e, quando me ne accorgo, sono io che resto in silenzio.

Altre, invece, vieni nel mio letto. Ti sdrai accanto a me, girata di schiena. Sento la vibrazione del tuo respiro nella stanza e mi sembra perfettamente normale che tu sia venuta soltanto per dormire.
Sono contento così.

Ho solo pensato, se dovessi passare anch'io di notte dalle tue parti, che devi lasciarmi la porta aperta. Con le serrature sono un disastro.

Ora che leggi queste righe, pavoni di me, ricorda che la ruota della coda è la tua: paravento tra noi ed il resto del mondo, scudo, oppure fischio ad ultrasuoni in quella lunghezza d'onda nostra personale.

Postato da: keywords alle 20:22 | link | commenti (12)   

Sorridi

Ogni mattina, ore 6.30, puntuale come un orologio, suona la sveglia.
Lentamente, lascio scivolare in alto le palpebre. Una luce accecante mi trafigge gli occhi.

Con fatica metto a fuoco.

Attorno al mio letto: cameraman, riflettori, operai, manovali e affini, uno studio televisivo al completo. C’è pure una specie di Pippo Baudo che con fare sorridoso mi osserva compiaciuto.
Il simil-baudo, un tipo alla mano, ed il microfono nell’altra, s’avvicina al letto e mi dice:
«sorridi, sei su candid camera».

Essì. Come avevo fatto a non capirlo?

Non c’erano altre spiegazioni. Per forza. Certo. Così il puzzle improbabile prende forma.
Così quello che non avevo mai accettato diventa logico.
Mesi di seghe mentali, ipotesi psicologiche, tutta energia sprecata.
Uno sceneggiatore pazzo ed un regista psicopatico, hanno manovrato un pezzo della mia vita.

«Sorridi, sei su candid camera».

Magari vinco pure un bel po’ d’euro come coglione dell’anno.

Amici, la defilippi non me la leva nessuno.

Postato da: keywords alle 19:03 | link | commenti    

19/06/2005
dissimulazione onesta

La dissimulazione è l’arte di non far veder le cose come sono. Ben diversa dalla simulazione: Si simula quello che non è, si dissimula quello che è.
A parlare di ciò fu un napoletano del settecento, Torquato Accetto, che si dilungò in un trattato mastodontico, elogio di quest’aspetto della menzogna.
In realtà il trattato stesso fu un esempio di dissimulazione, la verità che voleva trasmettere c’entrava nulla con l’argomento apparente, era nascosta tra le parole.
Ad ogni modo a me interessa la dissimulazione (onesta). Secondo Torquato Accetto, la verità è una cosa bellissima, però non sempre è comprensibile a tutti, quindi, piuttosto che lasciarla denaturare da menti non adatte, meglio dissimularla.
L'idea che la «verità» debba essere riservata a pochi, che abbia cioè una dimensione esoterica, massonica, non è altro che quella disposizione naturale a fingere per fuggire le infelicità dell'esistenza e vivere, così, placidamente e senza problemi, alla don Abbondio.
L’uomo dissimula con se stesso pur di non soffrire. Lo sanno bene gli psicologi che interpretano le dissimulazioni per sbattere in faccia la taumaturgica verità. Alla fine, perché non prenderne semplicemente atto che dissimulazione e verità sono lembi che si sovrappongono?, una volta scoperta la dissimulazione avremo appreso la verità.
Riconoscere e interpretare i simboli che proteggono la verità piuttosto che illudersi di trovarla nuda e cruda: questo, forse, è un buon proposito.

Postato da: keywords alle 11:36 | link | commenti (8)   

18/06/2005
anacardi

Conto che tu l’abbia notato, mi auguro che hai notato il rispetto scrupoloso dei miei ruoli, le mie sceneggiature campate per aria, piene di noccioli di albicocche e prugne o noccioline raffinate, anacardi, capolavori disidratati.
Io, io, io (TU)… invece è d'altro, è di me che ti parlo, non so o non sono capace, non voglio mai la stessa cosa: capire i lessici; così addiziono metafore le dispongo verticali l’una sull’altra e sto a vedere chi cancella per primo, chi s’allontana di più dalla verità; sono solo camere d’albergo. Nient’altro.
Alla fine resto qua con tutto un ambaradan di carenze, di proprietà private, cose mie, perché indietro non si torna è impossibile per non parlar del futuro, c’è solo qualche futile direzione, un po’ di bivi. Nient’altro.

Postato da: keywords alle 06:06 | link | commenti (6)   

17/06/2005
domani lo cancello

Mi trovo a quel punto della vodka in cui la notte comincia a diventare benevola, tutto mi promette fedeltà e speranza.
Mi trovo a quel punto esatto della vodka in cui ogni dolore cessa, ogni pensiero cattivo si disperde. In questo momento preciso la mia indecisione oscilla abbracciata alle pareti: potrei andare a dormire oppure fare cose di cui pentirmene, domani.

E’ una merda di post questo, ma chi se ne fotte: domani lo cancello.

Postato da: keywords alle 21:37 | link | commenti (1)   

16/06/2005
non bevo gratis

Bestemmio, perché sono umano e l’equilibrio che appare è solo fantasia: sbadiglio, sbaglio e impreco, maledicendomi non per essere andato fuori traccia ma per aver sfondato la porta sbagliata, quella dove dietro non c’era niente.
La ostentavo sotto teche di cristallo lei che era il diamante a valore zero, l’ esibivo in privato con una sfrontatezza pari solo a quella di chi sarebbe morto per primo.
Intenzionalmente mi ripeto, me ne sbatto, fuggo, fuggo veloce, le ali me le strappo che sono d’intralcio, mica sono un angelo, non bevo gratis nei bar.

Postato da: keywords alle 19:44 | link | commenti (6)   

12/06/2005
etc. etc.

Eccetera eccetera. Ci sono momenti in cui per schifo, per paura o perché si deve imboccare un'altra strada e c’è un odore di topi in putrefazione, il dialogo in una coppia diventa monologo.

Osservate i due soggetti nella foto (oggi sono stati miei dirimpettai sul treno): lui con una mano si tappa l’orecchio. La moglie, esperta contorsionista, con la stessa mano riesce a chiudersi l’orecchio e la bocca. Soffocando parole tra due dita.

Uff, io non voglio finire così…

Postato da: keywords alle 20:23 | link | commenti (23)   

10/06/2005
tassello

Avete notato come cambio personalità? Come le camicie mi si tessono addosso?
Su quanti denti perdo, non ci farei niente di commestibile - che so una canzone, un musical, una pubblicità.
Insomma perdo il filo spesso ma è che non esiste, non c'è bandolo, non c’è matassa, siamo nel futuro, i cavalli sono estinti da millenni, quasi da un paio d'ore, non ho motivo di tessere niente.
E per il puzzle tutti gli attimi sono sbagliati, sennonché mi si offre l'occasione di usare vocaboli d'un erotismo disarmante, «tassello» ad esempio: pare che schiuda la fenditura della fantasia.

Postato da: keywords alle 23:06 | link | commenti (7)   

05/06/2005
Vuoti d’anima

Anche nel più quieto dei risvegli vivo un'indecisione che è facile attribuire a qualcosa, a qualcuno, credo che la parola giusta sia rinascita, ma non chiedo di indagare.
Non so, non so proprio chi abbia preso in prestito il mio futuro.

Le telefonate, a volte, sono una comoda scappatoia, un ricordare, un ricordarsi, e ti avrei anche potuto dire: «sai quel giorno - ricordi? - quell'ora precisa, proprio in quell'istante in cui tu hai poggiato la mano sulla mia per darmi il libro, io ti ho amata» - potrebbe anche essere vero, ed io, forse, ti ho già postato questa cosa, ma ora non ricordo, e mi andrebbe di ripetertelo, e magari anche dirti «sai ti vorrei baciare» - che tanto non posso, e chissà quando ci rivedremo. Sì, le telefonate aiutano i miei vuoti d'anima e per un attimo è come se fossi vivo, poi tutto scompare.

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04/06/2005
l’essenza delle cose

Aveva delle belle labbra. Sottili e armoniose. Un amplesso di due parentesi graffe appena abbozzato.
Sembravano un invito esplicito a cui nessuna parte del mio corpo si sarebbe sottratta.
«Apri la bocca, ancora di più, così, brava» - le dissi…
Afferrai la nuca per i capelli e feci il mio intervento.
Le tolsi tutte le parole, le parole cattive, quelle che non avrei mai voluto sentire.
Me le vidi colare addosso, dense, vischiose, calde.
Sentii la pelle bruciare…

Probabilmente dovrei farla finita, una buona volta, di cercare l’ultima superficie, l’essenza delle cose.
Non entrerò mai nella testa delle persone soprattutto attraverso le loro parole.
E illudersi di comprendere non ha mai risolto niente.
L’importante è osservare i fatti, le azioni concrete, per poi decidere: «mi piacciono o no?» - quello che c’è dietro (dentro) conta poco.
Alla fine.

parentesi graffe

Postato da: keywords alle 10:35 | link | commenti (9)