dimenticavo una cosa basilare....
7) I blogghers dicono di loro che sono un po' pazzarelli, estroversi e che amano cazzeggiare.
Non troverete mai ragionieri né gente normale o sana di mente.
In questi giorni di fancazzismo mi sono immerso anima e corpo nel mondo dei blog.
Quelle che seguono sono alcune cose che ho notato:
1) Guardando nei profili personali molti odiano l’ipocrisia e la falsità;
2) Sono in tanti ad essere depressi/e;
3) I blogghers si fanno gli auguri di buon anno;
4) Ogni blogghers che si rispetti ha postato la sua lista di “buoni propositi per il 2005”;
5) Incitano gli altri a donare soldi ai popoli colpiti dal maremoto;
ps. La mia esperienza continua, vi tengo aggiornati.
Ho sognato di vivere in mezzo al deserto, in una piccola città araba con 40 gradi all'ombra.
Non c'erano locali, supermercati, negozi... un solo albergo/ristorante ad una stella.
Nella città vivevano solo uomini e se andavi in giro da solo ti fissavano il culo tutti per ore, ma tanto non c'era tempo di andare in giro, perché nel mio incubo si lavorava per 10-12 ore al giorno, compreso sabato e domenica mattina.
C'erano conigli che saltavano e altri animali strani e un mucchio di vespe e gente dissociata che parla da sola, non sopporta la presenza della TV anche se spenta, mi rompe il letto e legge «I Fratelli Karamazov» a 8 anni.
Meno male che mi sono svegliato.
Ps. giuro, non mi sono fumato il tuttocittà.
Vi capita mai di guardare una persona e provare un desiderio irrefrenabile di piegarle le orecchie, poi la testa, schiacciare un po' il naso per ammorbidire la carta, unire le braccine alle gambine e poi soffiare dentro per gonfiare un po', e rovesciare l'interno e l'esterno, poi estrarre una gambina, schiacciare e appiattire la pancia...e poi...uff...è venuto male, accattorciarlo e tentare il canestro nel cestino?
Io ho aderito.
Da ora in poi calcherò il suolo di questo blog privo dei miei abituali calzari.
ecco.
http://www.nati-scalzi.org/

dunque afferrro una matita e disegno un rettangolino.
Lo riempio.
Immediatamente accanto ne disegno un altro.
Lo riempio.
E ancora uno.
E ancora lo riempio.
E ancora...e ancora...e ancora...
quando sarò arrivato al 100% resterò un po' immobile in silenzio...poi
finalmente mi sarò installato.
Tra un po' sarà tempo di saldi, io vorrei solo riuscire a dare per scontato almeno qualche cosa.
Fosse anche una sola.
Mal di dietrotesta. Non sapevo di avere un dietrotesta e soprattutto che potesse far male, solo lui, il mio dietrotesta. E poi c'ho la nausea, nel caso fossi incinto sappiate che il padre è J&B.
Intorno ci sono querce (centotrentacinque, esattamente, non parlo a vanvera le ho contate) e anche cicale, cicale ovunque, e il sole d'agosto che cade a picco, e lacrima verticali incandescenti secchissime stille d'afa pura, e poi anche precisa ombra di portico, e sonno e sudore e mancanza di domande sul perché sono qui, ora, e anche mancanza d’altre cose, e improvvisamente la mia spiritualità torna a galla, e io non so che farci (ma dopo un po' qualcosa invento).
Un fottio d'anni prima t'accucciavi zitto e mosca su quel maglione di lana arcobaleno, nella conca in mezzo ai seni di lei, che ti baciava in testa, Frà, diciamocelo, ti baciava in testa e ti diceva «Frà Frà…», e tu pensavi «cazzo vogliono dire tutti 'sti puntini di sospensione», però poi lei diceva «Frà Frà…» e ti stringeva forte, tu spingevi la testa in mezzo ai seni e respiravi cose, chiudevi gli occhi e pensavi «Frà chi, io?».
Poi la finzione teatrale del simil-amplesso finiva e t'adagiavi col culo e di conseguenza con la faccia rossa su una sedia, bevevi arancia alcolica, qualcuno passava e sussurrava «Frà Frà…», sghignazzando, tu ridevi mezzo imbecille, tanto mica capivi, e poi si cambiava bar e ti veniva voglia di menare le mani da qualche parte, e anche di picchiare la testa sullo spigolo di un muro a tempo di musica.
Esistono sentimenti freddi, ti dici, e guardi il cielo. Esistono sentimenti freddi che puoi far finta di non saper governare, poi ridi un po' e te li riprendi, li coccoli, dici «bei sentimentucci miei che non so governare, su, andate per il mondo, scatenate battaglie e tormente», ti giri e lei ti guarda con quella faccia che lo sai che significa che se non dici qualcosa di carino entro un secondo e mezzo comincia a frignare, fai un verso tipo «eheheh, sono sentimentucci freddi», ma è solo un mezzuccio per guadagnare tempo, che cazzo, se sono freddi i sentimenti sono freddi, mica li puoi riscaldare nel microonde.
Sei a casa, e la casa è vuota. E' notte, e la notte è vuota. Sei a settecento chilometri da dove vorresti essere, e quei settecento chilometri sono vuoto puro. Decidi che non hai fame, e ti spari una frittata, mezzo chilo di salame piccante calabrese, cinque merendine, un litro e mezzo di birra. Ti metti seduto per terra, con le spalle poggiate al muro, ti fumi venti sigarette, rutti, e aspetti domani.
Ogni cosa mi ricorda te. Ogni oggetto, Scema, ogni impronta dei miei piedi nudi su questo pavimento, ogni alito sui vetri, ogni spigolo della casa, ogni clik della memoria, Scema. A casa mia non c’è cancello non ci sono scale non c’è porta, a casa mia non c’è casa perché io sono incorporeo e passo attraverso i muri.
E’ strano vedere i tramezzi in sezione, il rumore del mio corpo mi sorprende ogni volta. C’è una specie d’incompatibilità tra materia e materia calcestruzzo contro carne e sangue ma il vantaggio è che si va in linea retta. Lo zig zag non se ne parla proprio seguire i tediosi percorsi del corridoio aggirare gli ostacoli a casa mia queste cose non esistono. Forse sono fortunato, ma se n’è andata ma torna ma non torna. L’incorporeo si deve cibare, anche se incorporeo il mio metabolismo non è cambiato devo assimilare bruciare correre e bere molto, soprattutto.
Lo scrosciare dei liquidi mi esalta e devo vedermeli passare nel palmo della mano fluidi ed elastici, Scema, fluido e fluido come una pozza di fango fine flusso e fluido e flessibile e tattile, polveroso, Scema, squame di gente e di stronzi che mi guardano come fossi un appestato come se non mi lavassi da giorni come se avessi la camicia pestata. E che male c’è?
Scema, sapessi che faccia mi fanno tutti quelli tranquilli nel loro salotto vedendomi passare, Come si permette? Chi? Chi cazzo ti ha fatto entrare e poi il buio affoga le loro voci le facce gli scatti sorpresi i giornali e libri buttati all’aria o sul tappeto o piatti rotti in cucina pisciate nei cessi scopate castrate.
La fila delle pentole, e gli astucci dei cosmetici ordinati sulla lavatrice, la sfilza di assorbenti, che hai lasciato qua. Cazzo me ne faccio del tuo guardaroba? Feticci, porcatroia solo feticci, solo indumenti che portano il tuo stampo, Scema, perché, Scema, perché no.
Io sono incorporeo, ma passare attraverso i muri non mi piace, preferisco le porte. Il legno è più dolce, io voglio il legno e le sue fibre trapassare col mio corpo incorporeo, io devo evitare la calce, le piastrelle, i tramezzi e il cemento armato. Passare attraverso un muro e beccare un termosifone è spiacevole, Scema, fa caldo, è rovente, ferro freddo, cazzo, chi cazzo me l’ha fatto fare?
Fa freddo fuori e piove, dalla mia finestra quel ponte sul fiume quel fiume che porta a quel mare quel mare che porta al niente. Voglio vederlo dentro il mare, approfittare di questa possibilità e passarci dentro passeggiare in apnea sui fondali socializzare con pesci polpi e molluschi, mangiare alghe, bere e bere e bere bere bere bere.
Che tu eri qui e la televisione accesa e sognandoti e che mi toccavi i capelli, Amore mio, sono stanca, Scema, Che giornata amore, Si, Scema, Andiamo al mare, Ti va il caffè? Scema, ci andavamo e faceva freddo, Che hai fatto al lavoro? fare l’amore con te fino a una settimana fa io dentro te tu nel mio tremito tu nel tuo chiaroscuro e noi sotto i riflettori del vento.
Che cazzo è il vento chi ha detto che nessuno sa da dove venga e dove va chi è stato, il meteo cazzo, so da dove sei venuta e quanto hai resistito con me so quanto tanto quanto tanto e tanto ancora il meteo per un incorporeo che passa attraverso l’acqua: sono nell’acqua, non respiro, sono nell’acqua, non respiro, sono parte dell’acqua, non respiro, sono acqua vorrei essere liquido liquido liquido.
Io fra le luci della città luce e luci e quella luce che mi tira, Lui, ciao, tu, ciao, dammi le chiavi.